Intervista ad Andrea Maccaferri sulla mia Tesi.

 Io: “Dopo gli attentati dell’11 Settembre le misure di sicurezza aeroportuali si sono intensificate in tutto il mondo, in Italia e soprattutto dove lei opera, quali misure avete adottato per evitare minacce terroristiche?”

 

Andrea M.: “Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, la percezione degli aeroporti è cambiata drasticamente e gli scali di tutto il mondo sono stati sottoposti ad una vera e propria ‘rivoluzione’ dei sistemi di sicurezza, con un susseguirsi di divieti e controlli sempre più ferrei. Solo 48 ore dopo gli attacchi, sugli aerei di tutto il mondo fu proibito l’accesso di qualsiasi tipo di coltellino, prima tollerato se lungo al massimo 100 millimetri (adesso in Europa si è tornati a tollerare lame fino a 6 cm e tieni conto Lorena che quindi può essere ammesso un coltello di quelli che tagliano il parmigiano reggiano…e mio parere personale questa è un’assurdità), mentre dal novembre del 2001 la sicurezza negli scali Usa è affidata ad un’agenzia del Dipartimento di Stato, l’Amministrazione per la Sicurezza dei Trasporti (Tsa). Il mese dopo, Richard Reid tentò di far saltare il volo Parigi-Miami nascondendo un ordigno nelle scarpe. Da allora, in tutti gli scali Usa, ma anche in diversi aeroporti del pianeta, il controllo delle scarpe dei passeggeri è diventato di routine. Nel 2006 è stata varata la misura forse più rigorosa: qualsiasi tipo di liquido (gel, creme, bagnoschiuma, acqua, bibite, profumi) è stato bandito dagli aerei se in quantità superiore a 100 millilitri. In alternativa, ai passeggeri è permesso trasportarlo nel bagaglio destinato alla stiva o acquistarlo una volta oltrepassato il gate di controllo. Tre anni dopo, il fallito attentato del nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, che aveva nascosto dell’esplosivo nelle mutande, ha portato all’attuazione della misura più estrema, il body scanner, una tecnologia che in pratica ‘denuda’ il passeggero attraverso i raggi X e che ha suscitato un’ondata planetaria di polemiche: lo scanner, denunciano i suoi detrattori, invade la privacy ed è dannoso alla salute. In Italia, nel 2011, è partita la sperimentazione di un body scanner ad onde millimetriche che riproduce un’immagine stilizzata del passeggero, mentre l’Europarlamento ha detto ‘sì’ ad un uso su base volontaria del macchinario, ma se poi il passeggero non si vuole sottoporre a questo controllo, deve subirne altri molto approfonditi oppure non può salire a bordo. Negli Usa, nonostante le polemiche, il governo tiene duro ed in ogni scalo c’è almeno un body scanner attivo. Nello stesso tempo il personale è autorizzato a procedere con i cosiddetti ‘pats down’, perquisizioni corporali che hanno sollevato non poche polemiche. Appena dopo i fatti dell’11 settembre, non solo a Bologna ma in tutto il mondo c’è stato un senso di spaesamento, di inadeguatezza tra i mezzi a disposizione e ciò che si andava a contrastare, perché ricordati che la sicurezza aeroportuale, come si evince dagli esempi sopra, è SEMPRE IN DIFESA, MA NON SA MAI COSA LA ASPETTA NEL SENSO CHE TUTTE LE PRECAUZIONI PRESE AVVENGONO SEMPRE DOPO CHE E’ SUCCESSO QUALCOSA, CIOè LA DIFESA E’ SEMPRE UN PASSO DIETRO L’ATTACCO.

 

Io: “Nonostante i numerosi controlli circolano in Italia grosse quantità di stupefacenti, ha avuto molte esperienze di questo tipo? Ha incontrato narcotrafficanti? Di quali strumenti vi avvalete per scovare tracce di stupefacenti sui bagagli e sui passeggeri? Avete assistito a casi di trasporto di droga intracorporeo?” 

 

Andrea M. : “La corruzione in Italia per ciò che riguarda il concorso nello spaccio di tali sostanze è quasi nulla, perché dovrebbe coinvolgere sia personale dell’Agenzia delle Dogane che personale della Guardia di Finanza, che lavorano gomito a gomito. Intendo dire che non ricordo un caso in cui pubblico ufficiale in servizio presso uno scalo aeroportuale sia stato autore o abbia agevolato un traffico di droga (attenzione: ho specificato presso lo scalo aeroportuale perché in altre circostanze invece gli episodi vi sono stati): La lotta agli stupefacenti è a mio parere presa sul serio ma questo non vuole dire che i risultati siano del tutto incoraggianti. E’ noto che le grandi organizzazioni per lo spaccio internazionale mandano volutamente un “cavallo” che fanno scoprire alle autorità così da far pensare che i controlli anti droga siano sufficienti, invece passano magari altre decine di cavalli (corrieri) senza che siano intercettati. Le tattiche migliori per contrastare questo reato che si utilizzano sono: studiare i percorsi dei passeggeri ed eventuali loro reati specifici o i loro contatti con ambienti legati agli stupefacenti; informazioni da parte di altri soggetti coinvolti che si decidono a collaborare per avere uno sconto di pena; sul campo: i quasi infallibili cani.”

 

Io:” “Se ha vissuto in prima persona qualche episodio particolarmente “strano” le andrebbe di raccontarlo?”

 

Andrea M.: “Gli episodi in cui si sarebbe potuto avere un serio problema a bordo con conseguenze sicuramente non leggere sono stati tanti; posso ricordare velocemente:

ragazza che nascondeva sotto un foulard un’iguana (viva): lascio immaginare il panico che avrebbe potuto scatenare tra i passeggeri se avesse iniziato a scorrazzare sull’aereo….

due albanesi che utilizzavano carte di identità di due cittadini napoletani, ma che alla domanda se abitassero a Napoli vicino al Colosseo, loro rispondevano: sì sì proprio vicino….

signore che per portare nella casa delle vacanze dove doveva fare dei lavori, aveva travasato acido muriatico dentro bottigliette di succhi di frutta, rischiando sia danni gravissimi alle persone che un disastro aereo se l’acido avesse iniziato uscire durante il volo;

uomo nigeriano completamente impazzito che si denuda in mezzo ai passeggeri (e subito avevamo paura che indossasse un giubbotto esplosivo) e che necessita dell’intervento di quattro operatori per riuscire a fermarlo, mentre i passeggeri attorno fuggono terrorizzati;

passeggero cinese che durante un controllo a campione, si fa trovare con degli abiti completamente ripieni di soldi ossia aperti, riempiti di banconote e ricuciti;

passeggero italiano che nasconde, chiuso in valigia, un cucciolo appena nato di pitbull, rischiando di farlo soffocare: per fortuna lo intercettiamo e presumibilmente salviamo il cagnolino da futuri combattimenti tra cani.

 

Io:?” Cosa l’ha spinta ad intraprendere questa carriera?”

 

Andrea M.: “Ciò che mi ha spinto è stata la voglia di rendermi utile per gli altri, cercando di proteggerli in questo caso mentre viaggiano e il desiderio di stare a contatto con le persone anche se devo ammettere che è piuttosto stressante, sia per la responsabilità sia per la pressione.”

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La classifica degli otto aeroporti più pericolosi del mondo

di Anna Gaudenzi

L’aeroplano è il mezzo di trasporto più sicuro al mondo ma in alcuni casi la paura di volare può essere giustificata. Soprattutto quando si atterra o si decolla da uno degli otto aeroporti più pericolosi al mondo. Costruiti su spiagge, montagne, oppure in mezzo a strade trafficate hanno un tasso di rischio incidenti altissimo, soprattutto se le condizioni meteorologiche non sono perfette. Ma i turisti non si fanno scoraggiare e ogni anno, cinture ben allacciate, raggiungono mete da sogno sprezzanti del pericolo.

Il primo in classifica tra gli aeroporti più pericolosi al mondo, stilata dal Daily Telegraph, è il Princess Juliana Airport sull’isola di San Martin nei Caraibi. Qui il rischio non è tanto per i passeggeri quanto per i bagnanti. Durante l’atterraggio l’aereo passa sopra la testa dei turisti che affollano la spiaggia e, in fase di decollo, l’accensione delle turbine dei velivoli, provoca uno spostamento d’aria che spesso spinge le persone direttamente in mare. Se però si chiede agli abitanti perché l’aeroporto è stato costruito proprio lì, la risposta sarà semplice: “Non c’è un posto più sicuro sull’isola”.

Affidarsi a un pilota esperto è indispensabile se si vola verso l’Isola di Saba sempre nelle Antille olandesi. Qui la pista misura solo 400 metri ed è circondata da colline. L’unica apertura affaccia su uno strapiombo. Le montagne circostanti costringono il pilota ad avvicinarsi un po’ troppo al precipizio, rischiando di cadere in acqua.

Se ci si sente coraggiosi come James Bond si può provare a volare verso l’aeroporto di Courchevel in Francia dove hanno girato una famosa scena del film “Il domani non muore mai”. In questa località sciistica sulle Alpi Francesi, la pista è stretta tra le montagne e in pendenza; ci atterrano, per fortuna, soltanto elicotteri e piccoli velivoli.

Il quarto aeroporto più pericoloso al mondo si trova ancora una volta ai Caraibi, nella splendida San Barthélemy. Qui, i piccoli aerei che vi atterranno, finiscono la loro corsa direttamente sul mare. Per non cascare in acqua i piloti devono evitare le montagne e frenare in uno spazio ridottissimo.

Un record particolare va all’aeroporto di Gibilterra, dove il traffico aereo è regolato da un semaforo. Quando gli aerei atterrano devono attraversare la Winston Churchill Avenue e le automobili sono costrette a fermarsi per dare la precedenza ai velivoli. L’aeroporto accoglie in media sette voli al giorno e, calcolando una decina di minuti di attività della pista per ogni volo, la strada rimane chiusa al traffico poco più di due ore al giorno.

Atterrare sull’isola di Barra in Scozia può essere un’esperienza unica, ma da considerare solo in caso di bassa marea! La sabbia bianca e compatta della spiaggia di Traigh Mhòr lunga due chilometri è una pista naturale, ideale per decolli e atterraggi. Qui è stato costruito il “North Airport”, con tre piste usate anche per i voli di linea British Airways. La programmazione di arrivi e partenze, però, deve seguire l’andamento delle maree: quando si alza il livello del mare la pista si allaga.

Montagne da una parte e dall’altra, questo quello che si vede volando sopra l’aeroporto di Tenzing Hillary in Nepal. La pista è a 2900 metri sul livello del mare ed è tappa quasi obbligata per i climber diretti sull’Everest. La precisione del pilota è fondamentale perché la pista, lunga appena 1500 metri finisce su uno strapiombo.

Nel 1977, un Boeing 727 della Air Portugal precipitò all’aeroporto Funchal di Santa Cruz a Madeira, in Portogallo, provocando la morte di 131 persone. Le cause furono imputate alla scarsa lunghezza della pista di atterraggio che per questo fu allungata… ma solo di 200 metri! Oggi, volando verso Madeira, si avrà l’impressione di atterrare su un ponte infatti, per mettere in sicurezza la zona, è stata costruita una struttura simile a un viadotto con 180 piloni alti settanta metri.

Esame Literary Adaptation

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Questo video è stato realizzato per l’esame di Literary Adaptation presso la SSML di Roma. Analizzerò l’autobiografia di Chris Gardner “La ricerca della felicità” ed il suo adattamento cinematografico, con la collaborazione della Direttrice Adriana Bisirri, la professoressa Claudia Piemonte e Astrambiente.

This video was made as accomplishment of the course in Literary Adaptation at the SSML Gregorio VII, with the director Adriana Bisirri, the teacher Claudia Piemonte and Astrambiente.

Il paese che non si può nominare…(in Basilicata)

Ben ritrovati amici!!! 🙂 Pensavate che dopo l’esame non avrei più scritto articoli? Beh, spiacente per voi, ma continuerò a farvi compagnia…oggi vi parlerò di una cosa di cui sono venuta a conoscenza proprio oggi, un po’ per caso…

Come molti di voi sanno già, vivo a Roma per motivi universitari, ma sono residente a Pescopagano, un piccolo paese della Basilicata, l’ultimo ai confini con la Campania ed è proprio questa vicinanza a far sì che io mi senta una “terra di mezzo”. Mi sento legata al mio paese, ma non alla mia regione, perché, ad esempio, ho frequentato le Superiori a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino..se volessi fare una camminata a piedi per andare a trovare il mio ragazzo che abita a San’Andrea di Conza (Av) potrei farlo…. insomma, queste e molte altre ragioni mi tengono lontana da quella che è la Regione da cui provengo. Posso affermare con tutta onestà che la conosco pochissimo…ho girato più il mondo che queste zone…e mi sono lasciata dietro anche molti dei suoi misteri, se così si possono definire!

Oggi sono venuta a conoscenza di un paese in provincia di Matera che “non si può nominare”…si avete capito bene! Questo paesino porterebbe iella poichè vi erano delle “maschiare”, delle fattucchiere e dei sortilegi d’amore …Colobraro è il paese che non si può dire, in definitiva.

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Sapete com’è nata questa leggenda? E’ nata dal fatto che nei primi anni del Novecento, a Colobraro c’era un grande avvocato, Biagio Virgilio, che era il miglior avvocato del materano. Vinceva tutte le cause, aveva una testa grossa così. Ovviamente era invidiato, soprattutto a Matera. Un giorno, mentre discuteva animatamente con alcuni suoi colleghi, che evidentemente non sopportavano la sua bravura, cadde a terra un grosso lampadario. Tutti pensarono: ‘Ecco, questo porta iella, adesso abbiamo capito perché vince tutte le cause’. E la nomèa dilagò a Matera in un batter d’occhio. Biagio Virgilio, il grande avvocato, divenne ingiustamente l’Innominabile. Poi, con gli anni a venire, ogni volta che uno passava davanti a Colobraro, subito pensava: ‘Questo è il paese dell’Innominabile’. Il passo fu breve. Nel volgere di pochi anni l’intera Colobraro divenne innominabile, e così si diffuse la leggenda del paese della iella. Ma qui di fattucchiere non ce ne sono mai state, né ieri né mai, eppure, nel 2013 la gente ci crede ancora, emigrano per vergogna e c’è anche chi approfitta di una lentezza burocratica o di un posto di blocco per mostrare la carta d’identità con una certa fierezza, lieti di sapere che non appena leggeranno il paese di provenienza, li lasceranno andar via..

Voi ci andreste nella “terra dei serpenti”?

Ognuno di noi, nel suo piccolo, può cambiare il mondo…

Spesso accade, quando le cose non girano per il verso giusto, di prendersela con la sorte avversa o con la natura essenzialmente egoista dell’essere umano. Così va la vita! E le ingiustizie del mondo spesso si riducono ad un: “Peccato! Mi dispiace! Ma chi sono io per cambiare queste cose? Io sono solo un essere umano”. Siamo esseri razionali, legati alla logica della sopravvivenza e del profitto. Io, in ogni caso, credo profondamente nella scienza, nella ricerca e nella logica ragione. Da questo punto di vista, tutto è possibile all’uomo. Anche uno solo, semplice essere umano, nel suo piccolo, può cambiare il mondo. Ogni giorno. Anche tu. Ma prima di iniziare, premi play sul lettore sottostante e lascia che la musica ti accompagni in questo viaggio…

The Secret: Planet Earth

#1.

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Un bambino rumeno offre un palloncino a forma di cuore alla polizia, durante la protesta contro le misure di austerità del governo di Bucarest

#2.

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Questa ragazza in quarantena a causa delle radiazioni, accarezza dal vetro il suo cane a Nihonmatsu, Giappone.

#3.

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LUI

#4.

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Questo cane, chiamato Leao, che siede ogni giorno per 10 minuti accanto alla tomba del suo padrone, deceduto in una frana 2 anni fa a Rio de Janeiro

#5.

Occhi negli occhi. A sinistra il gerarca nazista Heinrich Himmler, il fautore dei campi di sterminio, in una sua visita a Shirokaya nel 1941. A destra Horace Greasley, spia inglese catturata dai nazisti. Fuggì più di 200 volte dal campo di concentramento per poi tornarvi ogni volta con viveri, medicine e notizie. Tutto questo per poter incontrare e proteggere la sua ragazza, Rosa Rauchbach.

#6.

Un cordone umano di cristiani protegge un gruppo di musulmani, in preghiera nel bel mezzo della guerra civile egiziana a Il Cairo. Il loro slogan: se sparate a loro, dovete sparare anche a noi.

#7.


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Il cappellano della marina militare venezuelana Louis Padillo, riceve l’ultima confessione di un soldato, ferito mortalmente da un cecchino, durante una rivolta in Venezuela.

#8.

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Lo stupore di un bimbo nato sordo che per la prima volta sente un suono. Lo scatto del fotografo coincide con l’accensione da parte di un otorino di un’audio–protesi , impiantata nell’orecchio sinistro di Harold Whittles, all’epoca 8 anni.

#9.

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Prigionieri ebrei al momento della loro liberazione dal campo di sterminio “Il treno della morte”, presso il fiume Elba.

#10.

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La prima foto dello sbarco in Normandia

#11.

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Washington, la giovane pacifista Jane Rose Kasmir mette un fiore nelle baionette dei soldati, schierati in occasione di una protesta contro la guerra in Vietnam.

#12.

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Tommie Smith e John Carlos sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi a Città del Messico, il 16 ottobre 1968, con i pugni alzati, i guanti neri (simbolo del black power), i piedi scalzi (segno di povertà), la testa bassa e una collanina di piccole pietre al collo (“ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato”). “Perché dovremmo correre in Messico solo per strisciare a casa?” affermarono dopo la premiazione.

#13.

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I cittadini di Parigi piangono al momento dell’occupazione della capitale francese da parte delle truppe Naziste.

#14.

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L’attivista australiano Scott Jones bacia la sua ragazza, la canadese Alex Thomas, colpita e gettata al suolo dai manganelli della polizia durante una protesta a Vancouver

#15.

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Questo veterano russo, Alexandrij Timoshenkvo riconosce il carrarmato che guidò per 5 interminabili anni durante la seconda guerra mondiale.

Fonte: Nonciclopedia

La Bella delle blogger si racconta!

Rieccoci a parlare di lei!! Chiara Biasi lifestyle e fashion blogger rilascia una seconda intervista, conquistando la copertina della rivista Maxim accanto a Mariano Di Vaio, uno Street Style Fashion Blogger. Gli scatti sono di un’altra giovane emergente della fotografia: Nima Beanti, amica di Chiara. Racconta delle sue passioni e della sua vita, ormai resa nota nel suo blog e al centro di pettegolezzi e apprezzamenti…ma lei sembra (scusate il termine) fregarsene altamente e risponde all’invidia con il suo fascino esotico, fresco, tipico di una giovane donna che vuole conquistarsi la fama mondiale.

Il suo viso ha qualcosa di familiare, la prima volta mi ha ricordato una piccola Belen, poi ho colto una sfumatura diversa…

Ecco le foto apparse sulla rivista:

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Se continua così, mi sa proprio che ci sarà poca concorrenza… fashion blogger datevi una mossa, perché la Biasi sembra non avere la minima intenzione di cedervi lo scettro! 😉

Fellini e i Castelli Romani: Intervista (1987)

«Scenario di molte pellicole del regista, i Castelli Romani erano anche tra i luoghi più amati e frequentati da Fellini: qui la bella villa genzanese di Anita Ekberg è il set della sequenza più struggente del film»

Testamento spirituale e insieme riflessione sul mondo dello spettacolo e sul mestiere di regista, Intervista ci racconta il Fellini più intimo e segreto. Il pretesto di questo insolito e personalissimo viaggio autobiografico è offerto da un’intervista immaginaria rilasciata ad una tv giapponese, che offre al regista l’occasione di rievocare alcune tappe della sua vita di uomo e cineasta: da quando, provinciale timido e impacciato, arrivò a Cinecittà (Fellini ventenne è interpretato da Sergio Rubini alle prime armi), al successo de La dolce vita, ai problemi quotidiani del set cinematografico (in Intervista Fellini immagina di realizzare un film ispirato al romanzo America di Kafka, mostrandoci il dietro le quinte del suo lavoro e quello dei suoi più stretti collaboratori, dal direttore della fotografia Tonino Delli Colli, all’aiuto regista Maurizio Mein, allo scenografo e costumista Danilo Donati, che interpretano se stessi), in un gioco continuo di rimandi tra realtà e finzione, presente e passato, sincerità e menzogna.
Il film ci parla poi, ancora una volta, dei forti legami del regista con i Castelli Romani. Scenario, come abbiamo già raccontato nei numeri precedenti del Vivavoce, di molte pellicole del maestro, da Il bidone a Le notti di Cabiria, a Toby Dammit (particolare tanto più interessante dal momento che, come si sa, Fellini era decisamente restio a girare in esterni, preferendo di gran lunga ricostruire tutto in studio nella sua amata Cinecittà), i Castelli Romani erano uno dei luoghi più amati dal regista. Quando il maestro girava a Cinecittà, rappresentavano un vicino e piacevolissimo rifugio dallo stress del set. In particolare Fellini e la moglie erano di casa all’Osteria del Fico Vecchio, storico locale di Grottaferrata. Qui, ricorda il proprietario e amico Claudio Ciocca, Federico e Giulietta, quando erano a Cinecittà, cenavano quasi ogni sera, ma anche nei periodi di riposo venivano almeno un paio di volte a settimana (all’amico ristoratore Fellini ha riservato piccole parti in tanti dei suoi film, da Casanova a Prova d’orchestra, da La città delle donne a Ginger e Fred a La voce della luna, e, anche in Intervista, Ciocca ha un piccolo ruolo). A Grottaferrata viveva anche Maurizio Mein, tra i più cari e fidati collaboratori del maestro e aiuto regista di tanti film, compreso Intervista dove interpreta se stesso. E poi c’era Anita Ekberg, indimenticabile diva de La dolce vita, che da anni abita in una tranquilla villa a Genzano, «dove – ricorda Fellini – vive come una divinità campestre, serena, tranquilla, imperturbabile, senza che il corso degli anni la turbi minimamente». Proprio “Anitona” e la sua bella villa a Monte Giove sono protagoniste di una delle sequenze più struggenti del film: in compagnia di Marcello Mastroianni, strappato da un fantomatico set di uno spot pubblicitario con ancora indosso gli abiti di scena di un improbabile Mandrake, Fellini decide di recarsi con la sua troupe dalla Ekberg per convincerla a fare un provino per il film in preparazione. Durante il tragitto in macchina, la Mercedes del regista, seguita come un’ombra dalla Toyota della tv giapponese, passa in via del Pometo, sotto le maestose arcate del ponte di Ariccia, mentre la cinepresa fa una panoramica sulla cupola della chiesa dell’Assunta del Bernini. Arrivati a destinazione, dopo qualche peripezia (le auto si perdono nelle stradine della campagna castellana e, solo grazie all’aiuto di un improbabile prete in vespa, raggiungono la villa dell’attrice), Fellini si annuncia al citofono. Anita prima di aprire indugia un po’, ma poi è felice di riabbracciare i vecchi amici. Il vero motivo della visita è subito dimenticato e si improvvisa una festa a base di castagne arrosto e buon vino. Avvalendosi della sua bacchetta magica, Marcello-Mandrake fa apparire nel salone della villa un lenzuolo bianco dove, sotto gli occhi commossi ed emozionati dei protagonisti e di tutti i presenti, si materializzano le immagini più celebri de La dolce vita. Si fa notte ed è tempo di andare. La preparazione del film America riprende e ormai siamo alla fine, quando una pioggia torrenziale costringe la troupe di Fellini a riparare sotto un tendone. Improvvisamente da dietro le colline vediamo sbucare indiani a cavallo che, brandendo a mo’ di lance tristi antenne televisive, si apprestano a caricare. La troupe del regista si prepara a difendersi. È l’immaginifico e profetico finale del film.

scritto da Saverio Salamino

Brazil prepares for tourist boom

Brazil is preparing for major tourist invasion as two of the world’s biggest sporting events are scheduled to be held in the country in the coming years. The 2014 World Cup is the first global football championship held in South America in almost 40 years and the first Olympic Summer Games ever will be staged in Rio de Janeiro in 2016.

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According to the country’s tourist board Brazil is expecting twice the number of visitors that it has in normal years. In 2010, about 5 million visitors came to the South American country. That is a very low number compared to France which has almost 80 million visitors a year and the US with 60 million.

There are two main reasons why Brazil has not been a popular tourist attraction over the years. For one, it is very far away from Europe and flight costs make it an expensive place to go to and secondly the country’s crime rate has been scaring off many potential tourists.

Brazil’s economy is booming and the money that it is generating is being invested in infrastructure and projects for the future. Airports are being improved, roads are being built and public transportationexpanded. New hotels are being constructed and more and more people are being employed and trained to handle the influx of tourists in the coming years.

Tourist organizations hope that many of them will get a lasting impression of the country so that they might come back sometime. The Brazilian government hopes that successful sporting events will give the country a major boost in tourism, like the Sydney Olympics did in 2000 or the World Cup in South Africa in 2010.

As 12 cities prepare to host the matches of the football World Cup Brazil wants to show the world that it cannot only play football and dance to samba rhythms but also organize high-scale events.

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Once tourists are in the country they should not only concentrate on the sporting highlights but also visit many other spectacular attractions that Brazil has to offer, like the Iguacu Falls in the south, or the Amazon rainforest in the north and central parts of the country.

In order to make things go smoothly during the games Brazilian authorities are trying hard to tackle crime especially in the slums of Rio de Janeiro. Police forces are supported by army units in an attempt to drive gangs and drug traffickers out of the city areas.

The Titanic

The Titanic was built by the White Star Line. The owners of the company thought that if ocean liners were big and luxurious enough more people would travel with them.

The Titanic was designed to be the largest in a series of three ships made by the White Star line. It was 268 metres long, 28 metres wide, and weighed 45 000 tons. It produced enough power to travel at a speed of 24 knots (about 40km per hour).

The bulk of the ship was divided into compartments. They were separated by steel doors that did not let any water through. The ship could still move and float if 3 or 4 of the 16 compartments were filled with water.

The Titanic was more like a floating hotel than a ship. It cost $7.5 million and it was unlike any other ship that had ever been built. Palm trees and other expensive plants decorated the luxurious hallways andcorridors. The ship could carry 2 600 passengers and a crew of 900.

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On April 10, 1912 over 2200 passengers boarded the Titanic on its maiden voyage to New York. Many of them were immigrants who saved all their money for the journey. First class passengers had to pay between $2 500 and $4 500 for a private room and a bath, third class passengers had to share rooms and paid $35 each.

Although the ship’s owners said the Titanic was unsinkable many problems before the first voyage were overlooked. Safety regulations at that time were not very strict. The ship only had 16 life boats, enough for about 1 500 passengers. It was only tested for a few hours and never went at full speed. The telegraph system on board was new and not many people knew how to operate it.

During the night of April 14, 1912 the waters of the North Atlantic had a temperature of about -2° C. At noon on that day the radio operators got messages from other ships about icebergs that were nearby. The Titanic’s captain, Edward Smith, did not care about these warnings. He was captain of a steel giant that could not sink. The only thing he cared about was setting up a new world speed record. The Titanic was to be the fastest ship that ever sailed from Southampton to New York.

The night was clear and the Titanic sped on. When a big iceberg was sighted the first officer shut downall the engines. But it would have taken the ship about half a mile to come to a full stop. Even though, on the surface, the ship stayed clear of the iceberg, it ripped a big hole in the hull. At once thecompartments began to flood with cold, icy water. The bulkheads were lowered but it was too late. Waterflooded at least five compartments.

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The collision with the iceberg was so slight that the passengers hardly heard it. Most of them didn’t take anynotice and continued dancing and having fun. Some passengers were asleep in their cabins.

The bow of the ship dipped under the water’s surface and the back part of the ship began to rise. After a short time the Titanic broke into two pieces. When Captain Smith realized that the Titanic was sinking he had a distress signal out but the nearest ship was a hundred kilometres away.

As time went on chaos emerged and passengers rushed to the boat deck. Women and children were allowed on the lifeboats first. Lights flickered and electricity was finally gone. At 2:20 a.m. the Titanic disappeared into the Atlantic Ocean.

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The Carpathia, which was the nearest ship, came to the scene about two hours later and picked up the freezing passengers in their lifeboats. By early morning the news of the disaster had gone around the world. The world’s largest ocean liner, the Titanic, had sunk on its maiden voyage, killing 1513 people.

The Simpsons : American Life in Cartoons

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The Simpsons is an American sitcom that shows middle class lifestyle in cartoon form. The half-hour episodes take place in and around the fictional town of Springfield and make fun out of American culture and society.

Since the show started in 1989 the Simpsons have been broadcast over 500 times. This makes it the longest running sitcom in American television history. In 2007 a full-length movie, The Simpsons Movie, made over half a billion dollars.

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The Simpsons has won many prizes, concluding the Emmy Awards. In the year 2000 Time magazine named it the best television series of the century and the cartoon characters of The Simpsons received their own star on Hollywood’s Walk of Fame.

The Simpson family consists of 5 main characters. Homer is the rather clumsy, beer-drinking father. He works at a nuclear power plant in Springfield and is married to Marge Simpson, a typical American middle class housewife. The couple has three children. Bart is a ten-year old who constantly gets into trouble. Lisa is a highly intelligent eight-year old who has become a vegetarian and a Buddhist. Maggie, the family’s baby, is often shown with a pacifier. The Simpsons have two pets, a dog named Santa’s Little Helper and Snowball, a cat.

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Even though the series focuses around animated characters, many human celebrities have starred onThe Simpsons in the past, for example, Bill Clinton, Tony Blair, Tom Jones or Mel Gibson.

The comedy centers on a few major themes. Homer’s work in a nuclear power plant opens up the topic of our environment for discussion. Bart and Lisa are often shown in their school life where educational problems arise. Homer and Marge try to raise their children as best as they can but, as in many typical families, do not always succeed. The series also makes political comments and criticizes how the government and large corporations exploit the normal worker.

The program has been very successful around the world. It is watched by millions of people in over a hundred countries. The Simpsons have triggered a merchandising industry revolving around T-shirts, DVDs, video games, a theme park and books.

Belen e la sua linea “Imperfect”

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Belen (la prima neomamma che riesce ad avere un fisico mozzafiato a distanza di così poco tempo da parto) è tornata in tv prima come nuova testimonial di Mac Donald’s, poi, pochi giorni fa, ha debuttato come stilista presentando  sulla passerella milanese la linea IMPERFECT, con lei la sorella Cecilia e la blogger Chiara Biasi (leggi articolo precedente).  

Belen è diventata parte attiva della nuova linea di abbigliamento !m?erfect (Imperfect) Autunno/Inverno 2013-2014, un progetto che l’ha vista alle prese con ”tessuti, stampe e outfit” come ha raccontato lei stessa al termine del defilè, dopo aver calcato la passerella indossando uno dei look, anche se per lei la moda rimane solo un gioco perché aspetta solo di ritornare in TV. 

La linea fa capo all’azienda Five Seasons, che nasce nel gennaio 2004 da unʼidea di Fabio Castelli, Giovanni Piloni, Alberto Scorsetti, Alessandro Riva e Mario Stuppelli e che conta, sul territorio nazionale, circa mille punti vendita multibrand, corner e alcuni negozi monomarca, con un focus sempre più attento sui mercati stranieri come Olanda, Francia, Libano, Austria, Svizzera, Germania, Corsica, Belgio, Russia, Slovenia e Giappone.

Gli abiti ricordano le dive americane, ”quelle che nel tempo libero sono easy e sportive”, ha commentato Belen, e verranno consegnati nei negozi lavati con una fragranza preparata dall’aromatario Meo Fusciuni. Accanto alla neo-stilista c’era in prima fila ad applaudire lo show il fidanzato e padre del piccolo Santiago, Stefano De Martino.

E ricordate: “La perfezione è noia, l’imperfezione è affiscinante”. 

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La Dolce vita

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La dolce vita è un film del 1960 diretto da Federico Fellini, vincitore della Palma d’oro al 13° Festival di Cannes.
È sicuramente uno dei film più famosi della storia del cinema. Viene solitamente indicato come il punto di passaggio dai primi film neorealisti di Fellini ai successivi film d’arte.

Il cinema neorealista ed i suoi luoghi…

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Tra il 1945 e il 1951 apparve in Italia la tendenza cinematografica più importante dell’epoca: il neorealismo, che con la sua originalità e compattezza influenzò il cinema e l’approccio con esso a livello mondiale.

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In seguito alla caduta di Mussolini, in Italia e in Germania le forze alleate cooperarono con le società americane del settore per poter assicurare agli Stati Uniti il primato del mercato e molte case produttrici dovettero ridimensionarsi. In questo periodo il cinema neorealista si impose come una forza di rinnovamento sociale e cultura: nella letteratura e nel cinema regnava l’impulso realista, come in “Quattro passi tra le nuvole” (Alessandro Blasetti), “I bambini ci guardano” (Vittorio De Sica), “Ossessione” (Luchino Visconti) e come questi, anche altri autori e produttori iniziarono a concepire un cinema nuovo.

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La gente di ogni classe era pronta a manifestare le proprie idee liberali, contrarie alla dittatura precedente e i registi furono pronti a farsi testimoni della “primavera italiana”ovvero il Nuovo Realismo.

Il realismo di questi film nasceva dal contrasto con molti film precedenti, cinecittà non era in grado di ospitare più grandi produzioni a causa dei gravi danni subiti durante la guerra, pertanto la gente si spostò lungo le strade e nelle campagne.

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Un’altra novità era rappresentata dal fatto che questi film proponevano storie contemporanee con la prospettiva da fronte popolare. Ne è un esempio Roma città aperta di Rossellini, ispirata ad eventi reali del 1943-1944. I protagonisti sono coinvolti nella lotta contro le truppe tedesche che occuparono la capitale; la fiducia e il sacrificio personale legano strettamente il sabotatore Manfredi, l’amico Francesco, la loro donna e un sacerdote. La Resistenza viene ritratta come alleanza tra comunisti e cattolici che affiancano la popolazione.

Poi si è passati dall’eroismo partigiano ai problemi sociali contemporanei come l’inflazione, la disoccupazione e la divisione della società.

Ladri di biciclette di Vittorio de Sica è la storia di un operaio che sopravvive grazie alla sua bicicletta e quando gli viene rubata, si rivolte a tutte le istituzioni (sindacato, polizia, Chiesa), ma nessuno è in grado di recuperarla e alcuni lo trattano con indifferenza…così è costretto a vagare per la città con il figlio Bruno. Quando in preda alla disperazione il padre decide a sua volta di rubarne una, il ragazzino perde la fiducia riposta nel padre e vede crollare tutte le speranze riposte in lui.

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I LUOGHI DEL NEOREALISMO

Dopo la miseria e la devastazione della guerra, Roma voleva tornare a vivere una Dolce Vita. Grazie alla ripresa economica, la gente riprese a muoversi e a frequentare osterie, ad esempio l’Osteria dei Pittori, dove oggi risiede il Bar dei Pittori, conosciuto molto bene da me e i mie colleghi universitari poichè è spesso il nostro punto  di ritrovo durante le pause, per festeggiare un esame, per fare un aperitivo o come luogo di relax dopo una passeggiata in Via Del Corso. Il Caffè dei Pittori si trova in via Flaminia 57. Nel dopoguerra giovani e talentuosi artisti vi si recavano per parlare di arte, in sguito fu frequentata anche da poeti, artisti di strada e cineasti come Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Rodolfo Sonego, Ugo Pirro, Franco Solinas, Giuseppe De Santis, Elio Petri, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Giuseppe Patroni Griffi, che però non erano affatto ricchi…

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I frequentatori principali erano per esempio : Anna Magnani, Federico Fellini, Ivo Perilli, Roberto Rossellini ma anche scrittori come Italo Calvino  che  dedicò l’opera “Il Barone Rampante”  ad una delle storie ascoltate presso l’Osteria Dei Fratelli Menghi. L’osteria non era solo un luogo per mangiare o bere ma un luogo  di cultura, dove poter ascoltare discorsi di ogni genere dalle menti  e dagli artisti più importanti degli anni ’50.