Il cinema neorealista ed i suoi luoghi…

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Tra il 1945 e il 1951 apparve in Italia la tendenza cinematografica più importante dell’epoca: il neorealismo, che con la sua originalità e compattezza influenzò il cinema e l’approccio con esso a livello mondiale.

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In seguito alla caduta di Mussolini, in Italia e in Germania le forze alleate cooperarono con le società americane del settore per poter assicurare agli Stati Uniti il primato del mercato e molte case produttrici dovettero ridimensionarsi. In questo periodo il cinema neorealista si impose come una forza di rinnovamento sociale e cultura: nella letteratura e nel cinema regnava l’impulso realista, come in “Quattro passi tra le nuvole” (Alessandro Blasetti), “I bambini ci guardano” (Vittorio De Sica), “Ossessione” (Luchino Visconti) e come questi, anche altri autori e produttori iniziarono a concepire un cinema nuovo.

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La gente di ogni classe era pronta a manifestare le proprie idee liberali, contrarie alla dittatura precedente e i registi furono pronti a farsi testimoni della “primavera italiana”ovvero il Nuovo Realismo.

Il realismo di questi film nasceva dal contrasto con molti film precedenti, cinecittà non era in grado di ospitare più grandi produzioni a causa dei gravi danni subiti durante la guerra, pertanto la gente si spostò lungo le strade e nelle campagne.

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Un’altra novità era rappresentata dal fatto che questi film proponevano storie contemporanee con la prospettiva da fronte popolare. Ne è un esempio Roma città aperta di Rossellini, ispirata ad eventi reali del 1943-1944. I protagonisti sono coinvolti nella lotta contro le truppe tedesche che occuparono la capitale; la fiducia e il sacrificio personale legano strettamente il sabotatore Manfredi, l’amico Francesco, la loro donna e un sacerdote. La Resistenza viene ritratta come alleanza tra comunisti e cattolici che affiancano la popolazione.

Poi si è passati dall’eroismo partigiano ai problemi sociali contemporanei come l’inflazione, la disoccupazione e la divisione della società.

Ladri di biciclette di Vittorio de Sica è la storia di un operaio che sopravvive grazie alla sua bicicletta e quando gli viene rubata, si rivolte a tutte le istituzioni (sindacato, polizia, Chiesa), ma nessuno è in grado di recuperarla e alcuni lo trattano con indifferenza…così è costretto a vagare per la città con il figlio Bruno. Quando in preda alla disperazione il padre decide a sua volta di rubarne una, il ragazzino perde la fiducia riposta nel padre e vede crollare tutte le speranze riposte in lui.

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I LUOGHI DEL NEOREALISMO

Dopo la miseria e la devastazione della guerra, Roma voleva tornare a vivere una Dolce Vita. Grazie alla ripresa economica, la gente riprese a muoversi e a frequentare osterie, ad esempio l’Osteria dei Pittori, dove oggi risiede il Bar dei Pittori, conosciuto molto bene da me e i mie colleghi universitari poichè è spesso il nostro punto  di ritrovo durante le pause, per festeggiare un esame, per fare un aperitivo o come luogo di relax dopo una passeggiata in Via Del Corso. Il Caffè dei Pittori si trova in via Flaminia 57. Nel dopoguerra giovani e talentuosi artisti vi si recavano per parlare di arte, in sguito fu frequentata anche da poeti, artisti di strada e cineasti come Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Rodolfo Sonego, Ugo Pirro, Franco Solinas, Giuseppe De Santis, Elio Petri, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Giuseppe Patroni Griffi, che però non erano affatto ricchi…

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I frequentatori principali erano per esempio : Anna Magnani, Federico Fellini, Ivo Perilli, Roberto Rossellini ma anche scrittori come Italo Calvino  che  dedicò l’opera “Il Barone Rampante”  ad una delle storie ascoltate presso l’Osteria Dei Fratelli Menghi. L’osteria non era solo un luogo per mangiare o bere ma un luogo  di cultura, dove poter ascoltare discorsi di ogni genere dalle menti  e dagli artisti più importanti degli anni ’50.